Cosa sai fare? A colloquio con i nativi digitali

Cosa sai fare? A colloquio con i nativi digitali

Chiedete ad un Millennial o ad un Centennial cosa sa fare, così, a bruciapelo. Probabilmente la sua risposta sarà “Boh, non lo so”!

Avvilente? Non saprei. Certo la domanda è generica ma in fondo credo che questo tipo di risposta derivi da una sorta di pregiudizio che inconsciamente si ha nei confronti di tutte quelle abilità o competenze non ottenute mediante un titolo di studio, ma innate o faticosamente acquisite.

Se la stessa domanda fosse posta ad un primo colloquio di lavoro forse una giovane donna introversa rimarrebbe ammutolita. Un ragazzo con un po’ di intraprendenza e faccia tosta, invece, potrebbe elencare virtù, magari anche gonfiandole un po’, parlando per 10 minuti buoni, ma senza dire nulla di ciò che davvero l’intervistatore vorrebbe sentire.

Eppure dietro la timidezza della prima potrebbe celarsi una fashion blogger da far invidia alla Ferragni, e nella raffica di parole del secondo un social media manager brillante, esplosivo, in grado di creare una miriade incontenibile di contenuti virali freschi e coinvolgenti.

Figure di cui le aziende moderne, proiettate verso il futuro, non possono più fare a meno.

Scoprire e scoprirsi

Perché queste potenzialità emergano, affinchè si possa avere un’idea più completa di chi ci sta di fronte, il colloquio tradizionale deve cambiare. Gli assessment devono saper cogliere sfumature e particolari, attitudini ma anche soft skill, e per far ciò devono imparare a parlare un linguaggio diverso, più diretto, fatto di connessioni, immagini e reazioni veloci agli stimoli, campi in cui Centennials e Millennials vincono a mani basse se a confronto con noi.

La gamification entra a far parte dell’ e-learning, rendendo più efficaci i processi di apprendimento. I giovani imparano dunque attraverso dinamiche differenti dalle nostre ma non meno efficaci, anzi.

“Non abbiamo cambiato radicalmente il modo in cui apprendiamo. Forse i veicoli di consegna e la tecnologia sono cambiati, ma i processi fondamentali non l’hanno fatto”, afferma Karl Kapp.

Questo concetto ci aiuta a capire perché spesso in un colloquio azienda e candidato non riescano ad esprimersi e a comprendersi appieno. Non è colpa di ciò che sanno o non sanno l’uno del mondo dell’altro, bensì del fatto che non attingono allo stesso vocabolario e non condividono lo stesso linguaggio. Un linguaggio che deve diventare universale e che passa da immagini ed esperienze vissute più che dalle parole e dalle teorie.

La gamification apre le porte

La domanda a questo punto è:

Un assessment gamificato può aiutare?

Un videogame può dare alle giovani leve la possibilità di far vedere quello che sanno fare, invece di raccontarlo in un colloquio?

Noi di Skeym crediamo di sì. Pensiamo che questa sia la chiave per creare una situazione win – win, in cui le aziende ottengono ciò che vogliono ed i giovani ciò che desiderano per il loro futuro lavorativo.

Il vantaggio di introdurre principi del game in contesti aziendali è indiscutibile e attraversa tutti gli ambiti: dalle competenze alla gestione, dai più semplici processi aziendali al recruitment, dal colloquio alla selezione. Il videogame è il principe tra gli approcci gamificati. L’assessment Game-based fra tutti è l’unico che permette l’attivazione di un meccanismo preziosissimo quando si tratta di esplorare le reali capacità di una persona, quello chiamato volontaria sospensione dell’incredulità.


Si tratta di qualcosa che tutti noi abbiamo inconsapevolmente sperimentato, ad esempio durante la visione di un film: sebbene consapevoli di trovarci di fronte ad un artificio formato da attori che interpretano una parte, a scenografie costruite artificialmente e a fatti riprodotti e non semplicemente ripresi, per godere appieno l’esperienza abbandoniamo volontariamente queste consapevolezze e, per la breve durata della pellicola, decidiamo di credere alla storia.

Questa meccanica molto potente è presente più che mai nel videogame e può essere sfruttata per ottenere dal giocatore reazioni quanto più genuine, cosa che gli obsoleti test carta e penna non sono in grado di fare. Le nuove generazioni, cresciute con i media digitali e le tecnologie interattive, sono ancora più facilmente catturati da questo meccanismo.

Ecco perché l’uso di un assessment gamificato porta un reale e tangibile vantaggio alle aziende non solo in termini di tempi e risorse spese, ma anche di una comprensione più completa che possa portare ad una strada condivisa, sulla quale generazioni giovani e meno giovani devono essere pronte a camminare insieme.

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