Smart working? Si può fare!

Smart working? Si può fare!

“Prete: E tu Checco? Che vuoi fare da grande?

Checco da bambino: Io voglio fare il posto fisso”

Checco Zalone, Quo vado, 2016

Domandare oggi ad un bambino cosa vuole fare da grande e ricevere le sue risposte ci sorprenderebbe. Ho ascoltato cose che mi hanno lasciata basita qualche anno fa.

Sgranavo gli occhi e mi sentivo un’aliena nel sentire “Voglio fare l’influencer” o “Voglio fare la youtuber”, non capivo nemmeno cosa volesse dire finché la lungimiranza tipica dei più piccoli non ha dimostrato che questi progetti, nati dentro una cameretta con peluches di unicorni e modellini di Star Wars, potevano non solo diventare vere e proprie professioni ma, con metodo e costanza, anche essere redditizi e, perchè no,  evolvere in brand di successo.

“La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita.”

Tom Hanks, Forrest Gump, 1994

Sono una Xennial, classe ‘77, e non avrei forse risposto come Zalone, ma di certo sono cresciuta pensando che prima o poi avrei avuto un ufficio in cui andare giornalmente, una scrivania, una sedia e magari una stanza tutta mia. Forse era già un’idea temeraria credere che questo luogo di lavoro non sarebbe stato nella mia città ma a molti km da qui, e di certo non avrei mai immaginato che lo smart working, una realtà che forse nemmeno esisteva, sarebbe venuta in mio soccorso.

Per portarmi avanti ho lasciato casa a 19 anni,  ho scelto un’università in una metropoli distante per dimostrare che potevo cavarmela da sola, e ho vissuto a Roma 10 splendidi anni, rimanendo oltre il periodo previsto. Ho deciso poi di tornare nella mia terra, di portare qui le competenze acquisite, per ritrovarmi a vivere un periodo storico che ha lasciato gran parte della mia generazione a cercare incessantemente il loro posto, fisso o meno, senza trovare nulla che potesse permetterci di avere una progettualità o una serenità di lunga durata. Dopo una prima esperienza da imprenditrice durata qualche anno, a causa della crisi ho dovuto chiudere quel capitolo e mi sono trovata completamente spiazzata.

“Nessuno può mettere Baby in un angolo.”

Patrick Swayze, Dirty Dancing, 1987

Che fare allora? Guardare a chi ci ha preceduti o a chi si proietta verso il futuro?

Ho scelto di fare la seconda, di tentare, buttarmi, fare l’equilibrista e camminare sul filo. Stavolta, però, non più senza rete. Di far coesistere diverse realtà lavorative collaborando con più aziende illuminate, che attuano progetti di smart working da remoto, e impegnandomi per portare a termine ogni task in modo puntuale e preciso. Stavolta volevo essere certa che, se anche uno dei piani non fosse andato a buon fine, avrei comunque potuto continuare su un altro fronte mentre cercavo la prossima avventura.

Impossibile? Stressante? Giuro di no! Con l’aiuto di un approccio agile,  del metodo Scrum, cerimonie aziendali e confronto continuo, video conference e tool professionali si raggiunge un livello di efficienza e trasparenza che chi non ha provato non immagina.

“Mi piace l’odore del napalm al mattino.”

Robert Duvall, Apocalypse Now, 1979

Smart working? Smart worker! Ecco la mia giornata tipo:

Sveglia la mattina e una volta acceso acceso il computer (ovviamente dopo il caffè!), a casa, in un centro di coworking o da Starbucks,  si inizia entrando su Team O’clock per il Daily Standup: pochi minuti in cui ogni membro del team a turno, dovunque si trovi, descrive cosa ha fatto ieri, cosa farà oggi e chi può supportarlo tra i suoi colleghi.

Si procede con il vero e proprio lavoro sui task assegnati e presenti su Jira, dove è possiblile anche inserire le descrizioni dei passaggi svolti e loggare le ore effettive impiegate.

Se serve un parere o si vuole comunicare con il proprio team in un canale pubblico o con un solo membro in privato, invece, Slack è il modo più veloce e pratico per scambiarsi opinioni, chiedere consigli o linkare i files prodotti, spesso salvati in cloud su Dropbox o  Google Drive per essere accessibili a tutti quelli che ne hanno l’autorizzazione.

Ho una bacheca per ognuno dei miei lavori, per i quali divido la giornata in fasce orarie flessibili a seconda delle scadenze, e nonostante non conosca di persona tutti i miei colleghi c’è ugualmente complicità: a volte si parla di film, dell’ultima serie su Netflix, ci si scambia una battuta ed è come se le nostre sedie fossero una accanto all’altra. In fondo lo smart working può anche essere divertente!

“Toto, ho l’impressione che non siamo più nel Kansas.”

Judie Garland, Il Mago di OZ, 1939

In fondo in America il lavoro da remoto è una realtà che funziona già da molto tempo, come si evince dal rapporto Gallup del 2017 che mostra chiaramente quanto, a dispetto di ciò che si penserebbe, dipendenti che lavorano da remoto risultano spesso più motivati o con un più alto livello di engagement rispetto a chi è vincolato da orari e luoghi precisi da rispettare.

Le aziende che promuovono progetti di smart working riescono così a creare un ambiente di lavoro, seppur virtuale, più confortevole e ad abbattere i costi riducendo addirittura l’impatto ambientale. Un circolo virtuoso che si traduce in fatturati maggiori e in un tasso di coinvolgimento senza precedenti, sia dei lavoratori che di quei consumatori che ne condividono visione e valori.

Un dipendente o un freelancer che sa di poter gestire i propri tempi e gli impegni lavorativi non in contrasto con la sfera personale, che si sente compreso nelle necessità e nei bisogni, può davvero fare la differenza. È un po’ come avere il dono dell’ubiquità, la capacità di lavorare con più team e su più progetti, in un sottile gioco di equilibrismi che forse all’inizio spaventa più del posto fisso, ma poi regala soddisfazioni e, non nascondiamolo, anche una certa dose di autostima.

“Strade? Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!”

Christopher Lloyd, Ritorno al futuro, 1985

La fuga di cervelli forse non è più verso i Paesi stranieri: i cervelli e le menti sono online, in rete, connessi e iperattivi grazie a mille stimoli differenti, mentre i corpi rimangono nei luoghi dell’anima.

Città esotiche, mare, montagna o casa propria mentre i bimbi dormono senza bisogno di babysitter perché i nonni, si sa, amano i nipoti… ma a volte anche il pilates!

Tutto è possibile, purchè ci sia un modem e un computer.

E ci sia la voglia di mettersi in gioco, di cercare la chiave giusta per spalancare le porte alle future possibilità… anche se non sei un millennial.

Approfondimento

 La sede di Gallup

La sede di Gallup

Le analisi approfondite di Gallup aiutano i leader a comprendere tutto ciò che conta di più sui cambiamenti della forza lavoro moderna, e ad ottimizzare le loro strategie di attraction, retention, engagement e performance strategies in un momento di straordinario cambiamento.

Oggi i vecchi metodi di gestione dell’ambiente di lavoro – revisioni annuali, classifiche forzate, competenze obsolete – non danno i risultati attesi. I leader devono acquisire dati  scientifici sui desideri e i bisogni in evoluzione dei dipendenti e imparare come creare un posto di lavoro eccezionale.

Il Report State of the American Workplace offre analisi e consigli senza precedenti sul cambiamento del luogo di lavoro, utilizzando i dati raccolti da più di 195.600 impiegati degli Stati Uniti, oltre 31 milioni di intervistati e intuizioni provenienti dalle principali società Fortune 1000.

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